REPORT DI MONITORAGGIO CIVICO
LIBERA TERRA CROTONE

Inviato il 22/04/2020 | di terradimezzo | @mezzokr

Descrizione

Il progetto rientra nel Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (programmazione 2007-2013), soggetto programmatore è il Ministero dell’Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza, attuatore e beneficiario è il comune di Isola Capo Rizzuto (KR).Il progetto "Libera terra Crotone", secondo quanto riportato sulla GU 5 Serie speciale - contratti pubblici n.137 del 22/11/2013, rientra nel programma operativo nazionale “Sicurezza per lo sviluppo- obiettivo convergenza 2007/2013”, Asse II - Obiettivo operativo 2.5. Obiettivo specifico del quadro strategico nazionale era garantire migliori condizioni di sicurezza a cittadini e imprese contribuendo alla riqualificazione dei contesti caratterizzati da maggiore pervasività e rilevanza dei fenomeni criminali. L’inizio previsto per il progetto era stabilito nel 1/04/2013, la fine era prevista per il 31/03/2014. La stazione unica appaltante del comune di Isola di Capo Rizzuto, in data 22/11/2013, aveva comunicato l’aggiudicazione dell’appalto al R.T.I Cecim s.a.s- Dielettra srl col ribasso del 31,88%, per un importo contrattuale di 845.931,95 euro, oltre iva.

Obiettivo generale del Quadro Strategico Nazionale è promuovere una società inclusiva e garantire condizioni di sicurezza al fine di migliorare, in modo permanente, le condizioni di contesto che più direttamente favoriscono lo sviluppo. Il progetto, che vuole contribuire alla riqualificazione dei contesti caratterizzati da maggiore pervasività e rilevanza dei fenomeni criminali, prevede la ristrutturazione, nel comune di Isola di Capo Rizzuto, di un capannone agricolo e di una palazzina nei terreni confiscati alla famiglia ‘ndranghetista degli Arena e gestiti, oggi, dalla cooperativa sociale Terre Joniche. L'obiettivo imprescindibile era proprio quello di creare una cooperativa sociale che coltivasse le terre garantendo possibilità occupazionali e reddituali a favore dei giovani della provincia di Crotone, coinvolti in un progetto che riguardava 100 ettari di terreno con caratteristiche agronomiche di eccellenza. Si tratta di terre ben strutturate, molto fertili e ricche di sostanze organiche, con grande disponibilità di acque a pochi metri dal piano di campagna. L’utilizzo dei terreni prevedeva una rotazione dei cicli colturali, con la creazione di una cooperativa sociale che utilizzasse produzioni biologiche, attraverso attività formative rivolte ai soci. La prima fase del progetto si è, quindi, conclusa con la costituzione della Cooperativa sociale Terre Joniche, che gestisce oggi i terreni confiscati alla 'ndrangheta nei comuni di Isola di Capo Rizzuto e Cirò.

Avanzamento

Il progetto prevedeva un costo pubblico pari a 1500.000,00 , cosi ripartito: Unione Europea 679.829, un Fondo di Rotazione- Cofinanziamento Nazionale, pari a 320.566 e un Fondo di Rotazione, Piano d’Azione per la Coesione, pari a 499.604. Secondo quanto riportato sul sito opencoesione.it i pagamenti effettuati sono pari a 1.016,465,85, pagamenti che si sarebbero interrotti nel 2017 con una tranche pagata pari a 12.916,9. L’inizio previsto per il progetto era fissato all' 1/04/2013, la fine era prevista per il 31/03/2014.
Sulla GU 5 Serie speciale - contratti pubblici n.137 del 22/11/2013, il comune di Isola di Capo Rizzuto, comunicava che l'appalto per la ristrutturazione di un capannone agricolo e di una palazzina in località Cardinale - programma operativo nazionale "sicurezza per lo sviluppo obiettivo convergenza 2007-2013" asse II obiettivo operativo 2.5 - Libera Terra Crotone (cup: j46j12000200006 - cig: 5322425c0b) era stato aggiudicato al r.t.i. Cecim s.a.s. - Dielettra s.r.l., col ribasso del 31,881%, per un importo contrattuale di € 845.931,95 di cui 824.235,53 euro per lavori e 21.696,42 euro quali oneri di sicurezza, a seguito del ribasso del 31,881% sull’importo a base d’asta di € 1.209.993,59.
Per l’esecuzione dei lavori sono stati stabiliti dall’art. 14 del capitolato speciale di appalto giorni 180 naturali consecutivi decorrenti dal verbale di consegna. Il termine utile per l’esecuzione dei lavori scadeva pertanto il 02/01/2015. L’articolo 18 dello stesso capitolato speciale di appalto stabiliva la penale dello 0,3 per mille dell’importo di contratto e quindi pari ad euro 253,78 per ogni giorno di ritardo.Secondo quanto riportato nel certificato di collaudo del 30/06/2015, il ritardo nell’esecuzione dei lavori è stato pari a giorni 68 e la Direzione dei lavori, con certificato datato 08/05/2015, ha dichiarato ultimati i lavori in data 30/04/2015.

Risultati

Intervento molto utile ed efficace - Gli aspetti positivi prevalgono ed è giudicato complessivamente efficace dal punto di vista dell'utente finale

Secondo quanto riportato dal decreto di confisca n.9/07-76/06RMP, datato 22/12/2006 della Corte d’Appello di Catanzaro, divenuto definitivo in data 12/12/2007 ai danni della “Società agricola S. Giovanni snc”- Legale rappresentante S. Arena, figlio di N. Arena, quest’ultimo destinatario del provvedimento di confisca, nei terreni confiscati erano presenti due fabbricati, un capannone, la cui superficie totale è pari a 960 mq e una villa di 660 mq.
Questi fabbricati, dopo gli interventi di ristrutturazione, costituiscono, oggi, un elemento fondamentale per l’operatività della Cooperativa sociale che, nata tramite bando pubblico, si occupa di questi immobili confiscati e gestisce circa 100 ettari di terreni agricoli ubicati nei comuni di Isola di Capo Rizzuto e Cirò. Il capannone, ubicato in Loc. Cardinale, è stato dotato di impianti di trasformazione dei prodotti agricoli. La cooperativa, infatti, si occupa di agricoltura biologica ma garantisce anche l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate, realizzando così un obiettivo prioritario di questo progetto che è quello dell’inclusione sociale. La produzione già annovera grano, orzo, ceci, lenticchie, finocchi, ma la cooperativa si dedica anche al turismo sociale, alla promozione dei temi della legalità, della giustizia sociale e dello sviluppo sostenibile. La villa, sita anch’essa in località Cardinale, era stata vandalizzata dai proprietari al momento della confisca. Oggi è diventata, dopo la ristrutturazione prevista dal progetto monitorato, un agriturismo, una struttura ricettiva per i volontari dei campi "Estate Liberi" e per chi vuole fare del turismo un'occasione di impegno antimafia. Obiettivo specifico del quadro strategico nazionale era, infatti, garantire migliori condizioni di sicurezza a cittadini e imprese contribuendo alla riqualificazione dei contesti caratterizzati da maggiore pervasività e rilevanza dei fenomeni criminali. Il Comune di Isola di Capo Rizzuto è, infatti, caratterizzato storicamente da una capillare presenza mafiosa. Le cosche, nonostante i colpi subiti negli ultimi anni, sono ancora fortemente strutturate e capaci di trattare affari illeciti con le più importanti ‘ndrine delle altre province calabresi, ovvero a mantenere ramificazioni operative ed imprenditoriali fuori dalla regione e all’estero.
Si tratta di organizzazioni capaci di un’articolata gamma di attività criminali, dal traffico di stupefacenti al racket delle estorsioni e proiettate sul controllo di attività economiche legali nel settore agricolo e in quello turistico. Quest’ultimo rappresenta una delle principali fonti di reddito delle cosche. Ecco perché la confisca di questi beni e la gestione da parte della Cooperativa ha un valore sociale importantissimo perché riporta legalità e giustizia, offrendo concrete possibilità di lavoro, dove prima imperversava illegalità e malaffare.
Una particolare e diffusa versione della pratica estorsiva sperimentata in questo territorio consiste proprio nell’imposizione di manodopera da parte mafiosa. L’azione delle cosche nei confronti degli operatori economici è asfissiante e annulla ogni forma di concorrenza, con conseguenze disastrose sul “libero mercato”.
Il contesto generale del fenomeno criminale mafioso della provincia manifesta, infatti, periodiche instabilità, specialmente nell’area del Comune di Isola Capo Rizzuto, ove si è assistito, a fronte di un indebolimento degli “Arena”, al consolidamento dei “Nicoscia”, forti dell’alleanza con altre famiglie locali e del sostegno fornito dal clan “Grande Aracri” di Cutro.
Questo progetto ha quindi favorito la costituzione di una cooperativa sociale che, attraverso la gestione produttiva dei terreni confiscati, sta riuscendo ad operare su 2 direttrici: agricoltura biologica e turismo sociale.

Punti di debolezza

Il progetto in sé non presenta punti di debolezza se non quelli determinati dal contesto nel quale ci si trova ad operare. Il contesto generale del fenomeno criminale mafioso della provincia manifesta periodiche instabilità, specialmente nell’area del Comune di Isola Capo Rizzuto.
Lo scontro fra gli Arena e i Nicoscia ha fatto registrare gravi eventi delittuosi come omicidi, danneggiamenti con colpi di arma da fuoco o appiccamento di incendi con finalità estorsive o di intimidazione di pubblici amministratori e di rappresentanti istituzionali. I contrasti si sono acuiti a seguito del ritorno in libertà di alcuni esponenti di spicco degli “Arena”, tra cui Carmine Arena, ucciso nel 2004 con l’utilizzo di un bazooka RPG7.
Con l’operazione “Grande Drago”, eseguita il 21 ottobre 2005, è emersa tutta la potenzialità criminogena della cosca, ben capace di esportare i suoi modelli operativi anche in realtà avulse da contesti di ‘ndrangheta, come la provincia di Reggio Emilia, ove suoi affiliati hanno posto in essere attività finalizzate principalmente alla raccolta di “fondi” tra gli imprenditori operanti nel settore edile, loro corregionali, i quali, opportunamente sollecitati con “imbasciate”, contribuivano al finanziamento dell’organizzazione criminale, tramite dazioni di denaro contante o sub-appaltando a ditte vicine alla cosca, operanti nello stesso settore, lavori di sbancamento, demolizioni e forniture di materiali inerti nei vari cantieri edili della provincia reggiana.
É un territorio difficile, dunque, quello nel quale opera la Cooperativa, come dimostrano anche inchieste più recenti della magistratura, a partire dall’operazione Stige (Sessantasei condanne, per un totale di ben 605 anni, inflitte dal Gup del Tribunale di Catanzaro Santaniello, nell'ambito del processo in abbreviato contro la presunta "holding criminale" legata alla cosca della 'Ndrangheta Farao-Marincola di Cirò) e Johnny, per il quale il Gup distrettuale di Catanzaro, Carmela Tedesco, ha inflitto pene complessive per 640 anni di carcere contro i 65 imputati che hanno scelto il rito abbreviato nel processo scaturito da questa operazione che, nel maggio 2017, ha scoperchiato i traffici della cosca Arena nel controllo del CARA di Isola di Capo Rizzuto e, quindi, dei flussi migratori. Tra gli indagati l'ex governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto Leonardo Sacco, ritenuto il broker finanziario della cosca Arena che è stato condannato ad una pena di 17 anni e 4 mesi di reclusione. In questo contesto, segnato anche dalla violenza, opera la Cooperativa Terre Joniche che ha subito, negli anni, molti atti intimidatori: bruciata una stalla al podere della Cepa, bruciato il giardino delle farfalle, distrutto il campo di lenticchie dal passaggio di animali, bruciata una porzione di grano “Cappelli", bruciato il campo di orzo.

Punti di forza

Il giorno 9 novembre 2010 il Comune di Isola di Capo Rizzuto, con delibera n. 153, aveva assegnato all’Associazione Transitoria di Scopo,denominata Libera Terra Crotone, la gestione transitoria di tutti i terreni confiscati nel territorio di Isola di Capo Rizzuto. Il percorso, attraverso la creazione di una rete di sostegno di soggetti imprenditoriali e sociali, volto alla costituzione di una cooperativa sociale, attraverso un bando pubblico, per la realizzazione di produzioni biologiche secondo le modalità previste dal disciplinare di concessione del marchio “Libera Terra”, è stato avviato a partire dai primi mesi del 2010 ed ha portato alla costituzione della Cooperativa sociale.
All’ATS avevano aderito le organizzazioni professionali agricole (Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Acli Terra, Copagri), l’Istituto di Certificazione ICEA, Alce Nero e Mielizia s.p.a., BRIO s.p.a., Libera, il Consorzio Libera Terra Mediterraneo e la capofila agenzia Cooperare con Libera Terra.
Punti di forza di questo progetto, che ha visto la creazione della cooperativa Terre Joniche, sono la conduzione agronomica dei terreni in gestione attraverso l’organizzazione e la promozione di un corso di formazione rivolto a giovani disoccupati, in via prioritaria ai residenti nei comuni di Isola e Cirò; la predisposizione del piano d’impresa attuato dalla Cooperativa Sociale; la realizzazione di attività di animazione sociale rivolte ai territori di Isola di Capo Rizzuto e Cirò, anche al fine di rafforzarne la cultura della legalità attraverso il coinvolgimento delle associazioni di volontariato locali.
Attraverso la ristrutturazione degli immobili oggetto di monitoraggio, si è potuto dotare la cooperativa sociale di tutti gli spazi funzionali alla realizzazione delle attività lavorative tipiche dei nuovi modelli di agricoltura polifunzionale su base sociale, aperta alle opportunità di servizio e di valorizzazione delle risorse umane, sociali, culturali e ambientali del territorio.
Nel concetto di agricoltura polifunzionale, fino ad ora assente nel territorio, rientrano non solo le attività agronomiche e produttive ma una vera e propria terziarizzazione dell’azienda agricola attraverso le seguenti attività:
- Supporto a servizi in campo ambientale di conservazione, manutenzione e ripristino del territorio;
- Diversificazione della produzione primaria;
- Attività agrituristiche in senso stretto: ospitalità rurale, ristorazione, attività sportive, turismo equestre;
- Servizi socio-sanitari, didattici e culturali: “agricoltura terapeutica”, fattoria agrisociale, fattoria didattica, spettacoli all’aria aperta, visite archeologiche, visite naturalistiche, didattica ambientale o agro ambientale.
Inoltre le diverse attività vanno sempre intese come sinergiche ed integrate con il contesto, sia aziendale che territoriale, e la valutazione economica considera non solo il valore monetario dello specifico servizio fornito, ma anche l’effetto positivo su altre attività aziendali, come per esempio la vendita diretta dei prodotti, tenuto conto, ad esempio, che il prodotto tipico é incentivato dalla presenza turistica.
L’obiettivo del progetto, perfettamente riuscito, è stato quindi quello di realizzare interventi strutturali sui due beni confiscati, capannone e palazzina, che hanno consentito alla cooperativa sociale di svolgere le proprie attività produttive nei settori agricolo e nell’erogazione di servizi alla persona integrati con le produzioni agricole.
La cooperativa è quindi in grado di fornire tutta una serie di servizi che costituiscono un valore aggiunto di notevole importanza (ovviamente contrapposto alle finalità 'ndranghetiste):
- Servizi nel campo del volontariato: ogni anno l’associazione Libera con l’iniziativa Estate Liberi organizza campi di volontariato e studio sui beni confiscati, con particolare riferimento alle cooperative sociali del circuito Libera Terra. In tali occasioni i volontari danno un notevole contributo alla conduzione delle aziende agricole proprio nei periodi primaverili ed estivi lavorando nei campi.
- Servizi per campi scuola: negli ultimi anni sono sempre di più le scuole che, nell’ambito di progetti di educazione alla legalità, invece delle solite gite scolastiche, organizzano campi di volontariato su questi beni confiscati.
- Turismo sociale: in un bene confiscato fare turismo sociale significa rispondere ad un bisogno di socialità, è uno stile di vita, è una scelta di valore da parte degli enti che lo organizzano impegnati, anche attraverso la vacanza, nello sviluppo di legami sociali, nel creare occasioni di arricchimento culturale e di promozione e di valorizzazione delle risorse del territorio.

Rischi

Il comune di Isola Capo Rizzuto è stato sciolto per condizionamento mafioso nel maggio del 2003. Nel 2007, invece, il Consiglio venne sciolto per le dimissioni in massa dei consiglieri comunali. Un nuovo scioglimento, sempre per infiltrazioni mafiose , si ebbe nel 2017.
La decisione era stata presa al termine della riunione del 22 novembre in base alle relazioni inviate dalla Prefettura di Crotone che aveva tenuto conto dei risultati della Commissione di accesso che si era insediata al Comune di Isola Capo Rizzuto in seguito all’operazione ‘Jonny’ condotta dalla Dda di Catanzaro contro la cosca Arena e che aveva tra gli indagati un consigliere comunale, finito in carcere, ed anche il sindaco eletto nel maggio del 2013.
Uno dei problemi che affligge la Calabria è, infatti, proprio lo scambio elettorale politico-mafioso. Secondo quanto riportato nella relazione della DIA del secondo semestre del 2017, le risultanze statistiche relative allo “scambio elettorale politico-mafioso” di cui all’art. 416 ter del codice penale, testimoniano il permanere di un pericolo latente nell’ambito delle amministrazioni pubbliche. Allarmante il dato della Calabria, i cui Comuni sciolti nel 2017 rappresentano il 57 % del totale nazionale. La Calabria , a fronte di 31 denunciati/arrestati ex art.416 ter c.p., presenta 49 scioglimenti di Comuni ex art. 143 del Testo Unico Ordinamento Enti Locali , con un rapporto di 0,6 denunciati/arrestati per comune sciolto. Basti pensare che nella sola provincia di Crotone su 27 amministrazioni comunali ne risultano sciolte, con dati aggiornati al 2019, nove. Il rischio, sembra essere, infatti, quello delle infiltrazioni mafiose nell’apparato dello Stato, infiltrazioni che non consentirebbero quella cooperazione fondamentale, in un territorio difficile quale è quello di Isola di Capo Rizzuto, fra Stato e gestori dei beni confiscati, necessaria per far diventare quel patrimonio sottratto alla criminalità un bene di tutti, un bene per tutti.

Soluzioni e Idee

In un contesto ad alto tasso di criminalità che ha visto per molti anni le amministrazioni comunali di Isola di Capo Rizzuto sciolte per infiltrazioni mafiose, crediamo che ad essere rafforzato debba essere proprio il rapporto fra le istituzioni e i gestori dei beni confiscati creando un approccio integrato di supporto e assistenza ai diversi attori impegnati nella gestione dei beni attraverso una implementazione della governance territoriale, per potenziare la capacità di gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata da parte dei soggetti preposti attraverso l’adozione di più efficaci e coerenti strumenti e incrementare, in questo modo, la competitività dell’impresa e l’occupazione dei lavoratori. Una maggiore presenza delle istituzioni potrebbe consentire, a livello territoriale, la valorizzazione di una rete stabile tra soggetti istituzionali ed economici, pubblici e privati, che agisca in modo proattivo, convergente e coordinato, per la diffusione, a livello territoriale, dei beni prodotti dalla Cooperativa Terre Joniche e per il rilancio sul libero mercato di ciò che viene prodotto all’interno di una azienda che, sottratta alla criminalità organizzata, è divenuta un patrimonio per l’intera collettività. In altre parole l'intervento delle Istituzioni si dovrebbe concentrare sul favorire la presenza di questi prodotti nelle catene della grande distribuzione presenti a livello locale, anche creando dei sostegni legislativi finalizzati alla promozione ed al sostegno di prodotti biologici divenuti anch'essi simbolo di legalità.

L'INDAGINE

Come sono state raccolte le informazioni?

  • Raccolta di informazioni via web
  • Visita diretta documentata da foto e video
  • Intervista con i soggetti che hanno programmato l'intervento (soggetto programmatore)
  • Intervista con gli utenti/beneficiari dell'intervento
  • Intervista con altre tipologie di persone
  • Intervista con i soggetti che hanno o stanno attuando l'intervento (attuatore o realizzatore)
  • Intervista con i referenti politici

1.Raffaella Conci, socio Cooperativa Terre Joniche
2.Umberto Ferrari, segretario regionale Libera Calabria
3.Bruno Palermo, giornalista, direttore responsabile Crotonenews
4.Raffaele Muraca, geometra, Responsabile del procedimento, Comune di Isola di Capo Rizzuto
5.Carolina Girasole, ex Sindaco, Isola di Capo Rizzuto
6.Margherita Corrado, Senatrice, Membro della Commissione Nazionale Antimafia

Domande principali

1. Terre joniche è un esempio positivo di lotta alla mafia, è un esempio di come si possa creare comunità dove prima imperava l’illegalità. Dott.ssa Conci potrebbe raccontarci come è nata la Cooperativa sociale Terre Joniche? ( Raffaella Conci- Terre Joniche)
2. Quanta importanza rivestono i beni confiscati nel territorio crotonese? (Umberto Ferrari- Segretario regionale Libera
Calabria)
3. Si parla spesso, a proposito del territorio di Isola di Capo Rizzuto, di operazioni importanti della magistratura come l’operazione Jonny e si parla pochissimo di un bell’ esempio di legalità e socialità come quello della cooperativa Terre Joniche. Perchè secondo lei? (Bruno Palermo, direttore Crotonenews)
4.Quando è stato portato a termine questo progetto? E’ stata effettuata la visita di collaudo? (Raffaele Muraca, geometra, Responsabile del procedimento, Comune di Isola di Capo Rizzuto)
5. Dott.ssa Girasole, da simbolo della lotta alla mafia, quale lei è, potrebbe raccontarci come è nata l’idea di creare una cooperativa con Libera?

Risposte principali

1. E' un piacere raccontare un’ esperienza positiva nel territorio calabrese perchè questo ci da la possibilità di descrivere il bello della Calabria. La cooperativa Terre Joniche è nata sui beni confiscati tramite un bando pubblico ed è operativa dal 2013. Lavora su due canali, l’agricoltura biologica e il turismo responsabile e, soprattutto, si muove nell’ambito dell’ impegno sociale promuovendo le realtà del nostro territorio e raccontando la Calabria per bene, quella Calabria grazie alla quale un bene che era simbolo del potere di ‘ndrangheta sul territorio adesso è diventato invece simbolo di legalità. Attualmente nella Cooperativa operano otto soci, in più si cerca di dare occupazione a delle persone esterne. L’idea è proprio quella di crescere e dare da una parte ulteriore occupazione, occasioni di lavoro sul territorio, dall’altra smuovere le coscienze affinchè la comunità di Isola di Capo Rizzuto in particolare e del crotonese più in generale possa avere delle occasioni per manifestare tutto ciò che di bello c’è sul nostro territorio creando, al contempo, occasioni di confronto per affrontare i temi della legalità e della giustizia sociale . Bisogna superare l’idea che una Calabria diversa non sia possibile, bisogna crederci, mettersi in gioco in prima persona creando dei collegamenti con chi può dare supporto alle idee da realizzare. Bisogna riappropriarsi della nostra libertà che significa scegliere di stare nella nostra terra se ne abbiamo voglia e non sentirci costretti dalla presenza della ‘ndrangheta ad andare via.
2. L’importanza del loro riutilizzo dipende dai soggetti che vengono coinvolti. Libera è nata 25 anni fa proprio su questo tema,la prima azione che fece Libera quando nacque fu quella di promuovere una legge sul riutilizzo dei beni confiscati per finalità sociali, una legge che mancava perchè la legge nazionale non dava indicazioni precise sul riutilizzo di questi beni, c’era il rischio che venissero messi in vendita o abbandonati come molto spesso è successo. Grazie a questa legge, la 109/96, oggi abbiamo un monitoraggio costante del riutilizzo dei beni e in tutta Italia ci sono circa 800 realtà del terzo settore che, grazie al riutilizzo di questi beni confiscati alle mafie, riescono a dar vita a tante iniziative sociali, servizi e imprese, come ad Isola di Capo Rizzuto. A Crotone c’è ancora tanto da fare, in Calabria, infatti, la percentuale di riutilizzo, rispetto al numero altissimo di beni confiscati, circa cinquemila, è molto bassa, si aggira tra il 10% e il 15%.
3. La cooperativa Terre Joniche è una scommessa che non possiamo permetterci il lusso di perdere, non può permetterselo nessuno di noi, nessun cittadino perché è un presidio di legalità in un territorio difficilissimo, complicatissimo.
Su quei terreni sono stati organizzati degli incontri meravigliosi con i ragazzini entusiasti che hanno portato le loro famiglie, famiglie che non erano a conoscenza dell’esistenza di un posto così bello come la CEPA, non avendolo mai visto perché era precluso entrarci. La magistratura ha dimostrato che quei terreni erano stati comprati con soldi probabilmente illeciti e quindi sono stati prima confiscati, poi assegnati alle agenzie dei beni confiscati e poi dati al comune di Isola di Capo Rizzuto che, insieme alla prefettura, li ha affidati alla Cooperativa Terre Joniche. Questa cooperativa è stata creata dalla prefettura di Crotone; sono stati fatti corsi di formazione a cui hanno partecipato tanti giovani vagliati dalla forze dell’ordine per controllare che nessuno di loro avesse dei precedenti. Ma anche in quel caso ci sono stati tentativi di infiltrazione. Per molto tempo nel territorio di Isola di Capo Rizzuto, Libera è stata messa al bando, le iniziative che organizzava il sindaco Girasole con Libera andavano puntualmente deserte. Ricordo una festa del pane a cui panificatori e la banda musicale si rifiutarono di partecipare perché erano stati minacciati. Questi ragazzi hanno lavorato in queste condizioni: la cooperativa Terre Joniche è una realtà per Isola di Capo Rizzuto, bisogna capire che non è una realtà fine a se stessa, fa parte del tessuto sociale di quel territorio.
4.Il ritardo nell’esecuzione dei lavori, come riportato nel verbale di collaudo, è stato di 68 giorni. La direzione dei lavori, con certificato datato 08/05/2015, ha dichiarato ultimati i lavori in data 30/04/2015. Il verbale di collaudo è datato 30/06/2015, con questo atto è stato anche liquidato il credito all’impresa, secondo le modalità che si possono evincere dal verbale stesso.
5.Nel 2007 c’era una grande voglia di cambiamento. Volevamo creare da qualcosa di negativo una positività, avevamo capito che non ci si poteva limitare ad una gestione delle stanze di questo immobile. Serviva fare di quella negatività iniziale un punto di forza. Perché è chiaro che un territorio che ha tanti beni confiscati ha anche tanta criminalità. Abbiamo cercato di dimostrare ai cittadini che quei beni rappresentavano il fallimento della criminalità organizzata, rappresentavano la vittoria dello stato su chi opera nel malaffare. Rappresentavano una opportunità per il territorio, da quei beni confiscati sono nati l’ostello, il capannone agricolo, beni la cui oculata gestione ha permesso anche di creare posti di lavoro.