REPORT DI MONITORAGGIO CIVICO
Missione Accoglienza: costruzione di un centro di accoglienza per migranti a Rizziconi (RC)

Inviato il 29/04/2020 | di humanITIS | @human_itis

Descrizione

Il progetto “Missione accoglienza”, nel comune di Rizziconi, si sostanzia nella costruzione di un centro di accoglienza per migranti. Un budget di 349.000 euro - incardinato sul FESR 2007-2013 - investito in opere infrastrutturali per riqualificare un immobile, nella frazione “Drosi” del comune di Rizziconi, da adibire a centro di accoglienza e aggregazione per migranti. Si tratta di una misura che intende contrastare il disagio abitativo dei lavoratori immigrati, specie africani, che si riversano nella Piana di Gioia Tauro, soprattutto nella stagione invernale, alla ricerca di lavoro nei campi di agrumi.

Il progetto è un segmento di un piano molto più ampio. La Calabria è da diversi decenni una meta – al pari del resto d’Italia – di un grande flusso migratorio in entrata, soprattutto dai Paesi africani. La convivenza tra migranti e cittadini locali è stata sempre pacifica. La crisi economica del 2008 ha creato un impatto negativo anche sull’agricoltura della Piana di Gioia Tauro. Proprio in quest’area della Calabria, vocata soprattutto alla raccolta di prodotti agrumicoli, migliaia di migranti ogni anno si recano al lavoro nelle campagne. Nel gennaio 2010, tuttavia, a seguito di una escalation di episodi di intolleranza, crollo della domanda di impiego di manodopera nelle campagne, è scoppiata una vera e propria rivolta degli africani a Rosarno, città simbolo dell’immigrazione e del comparto agrumicolo locale. Una rivolta partita dai ghetti nella cintura extraurbana rosarnese, che ha prodotto devastazione ed episodi di guerriglia urbana. Una volta sedata la rivolta, il governo centrale e regionale hanno dovuto ripensare il modello di accoglienza ed integrazione.
In questo quadro di interventi si colloca il progetto in oggetto, che si origina proprio dai fondi del PON SICUREZZA, ossia uno dei panieri del fondi comunitari in Italia che devono promuovere non solo legalità, ma anche soluzioni diverse per migliorare la vita dei migranti. Una di queste azioni del PON SICUREZZA è stata, appunto, il progetto “Missione Accoglienza”, che ha indentificato la città di Rizziconi – insieme anche ad altre, per la verità – come baricentrica rispetto ai terreni agricoli in cui lavorano gli immigrati, e qui vi ha destinato risorse per creare un centro che fosse sì d’accoglienza, ma anche di integrazione.

Avanzamento

Il progetto è tecnicamente concluso. I fondi destinati all'opera sono stati tutti spesi, ne resta da rendicontare appena una piccolissima parte – 6000 euro, pari al 2% del totale – e tutto è avvenuto nei tempi previsti. Dal punto di vista infrastrutturale – visto che si tratta di un’opera pubblica – l’immobile cui erano destinati i fondi è stato completato e reso funzionale. Il centro di accoglienza è entrato anche a regime, centrando anche la mission dei soggetti attuatori e di tutta la filiera istituzionale degli investitori. Tuttavia la “vita” dell’opera non è stata così lunga come si aspettava. Infatti il centro, dopo poco più di due anni di attività, è stato riconvertito, ed ospita una scuola dell’infanzia. Da ciò che si è appreso, però, già dal 2022 dovrebbe essere possibile far ripartire il centro di accoglienza per migranti – ora spostato in altro luogo – perché la scuola dell’infanzia ha già un nuovo immobile nel quale sarà trasferita.

Risultati

Intervento molto utile ed efficace - Gli aspetti positivi prevalgono ed è giudicato complessivamente efficace dal punto di vista dell'utente finale

I risultati, se ci fermiamo solo alla mission originaria, sono ottimi. I fondi sono stati spesi tutti, rendicontati, l’opera conclusa ed entrata in funzione. Il percorso burocratico e finanziario è stato netto ed ha rispettato le date ed i vincoli. In più ha anche soddisfatto le esigenze che si proponeva di fare. Il progetto, come previsto, ha dato il via all'accoglienza – dalla riqualificazione di un immobile – ad alcuni dei migranti presenti nella Piana di Gioia Tauro. All'interno di questo immobile hanno anche lavorato delle persone. Il che ha prodotto non soltanto un beneficio diretto per i migranti – cosa che era prevista come obiettivo primario – ma ha generato anche un beneficio collaterale ad una parte della popolazione locale che ha prestato opera di assistenza nel centro di accoglienza. Se ci si dovesse basare sui dati raccolti, dunque, il giudizio è assolutamente positivo sui risultati prodotti.

Punti di debolezza

Il vero anello debole della catena progettuale è il budget. I fondi sono serviti per creare l’infrastruttura, ed è avvenuto abbastanza bene. Ma non ci sono i fondi per la gestione di un centro di accoglienza, se non andando a pescare da altri bilanci. Senza fondi anche le esperienze migliori non possono continuare, ed è pressoché impossibile per le esangui casse comunali provvedere alla gestione di una struttura del genere. Senza contare, poi, in una economia meridionale così fragile, attingere ai fondi ordinari per destinarli all'accoglienza è un fattore di grande malcontento per la popolazione locale, che è portata a sentirsi “defraudata” dai migranti. Dunque se dovessimo cercare un vero e proprio limite in questo progetto è la dotazione finanziaria per il mantenimento delle attività.

Punti di forza

Esistono notevoli punti di forza del progetto. Innanzitutto fornire un immobile per l’accoglienza dei migranti è stato molto utile dal punto di vista della risoluzione dell’emergenza abitativa. Nella zona di Rizziconi – e della Piana più in generale – esistono, purtroppo, una serie di ghetti, nei quali i migranti vivono in condizioni pessime, soprattutto sotto il profilo igienico-sanitario. Accanto a questo, snellire i ghetti significa anche ridurre il pericolo sociale (rivolte o proliferare di attività criminali) e garantire meglio l’ordine pubblico, proprio come prescritto dalle misure approvare all'interno del PON Sicurezza da cui nasce questo progetto. Esiste, inoltre, un’altra dimensione sociale che va a tutto merito di questo investimento di fondi: la convivenza. Il centro di accoglienza, infatti, trova spazio all'interno di un’area abitata, che imporrebbe anche la condivisione di spazi tra immigrati ospiti e popolazione locale. Infine gli operatori che svolgono le mansioni di gestione del centro di accoglienza – soprattutto operatori della Caritas diocesana – sono altri vettori di integrazione.

Rischi

Il rischio più grande è che il centro di accoglienza non riapra più. Da oltre un anno si è verificata un’emergenza: l’edificio che ospitava una scuola dell’infanzia di Rizziconi è stato dichiarato inagibile, motivo per cui gli alunni sono stati trasferiti nell'immobile del centro di accoglienza. Le attività di quest’ultimo sono state trasferite in un locale più piccolo e meno attrezzato. Fra un anno la scuola dell’infanzia ritornerà nel suo edificio originario – ormai pronto – e il centro di accoglienza potrà essere riattivato nel suo immobile, ma a condizione che vi siano risorse sufficienti per mandare avanti la struttura. Il vero rischio, pertanto, è che il centro di accoglienza non riapra più a causa di una crisi economica reale delle istituzioni e dello spostamento di fondi europei a vantaggio di misure per l’economia reale nel periodo post emergenza coronavirus.

Soluzioni e Idee

Il team humanITIS ha le idee molto chiare su quale debbano essere le prospettive di questo progetto. Il concetto è molto semplice: non bisogna far gravare il peso dell’accoglienza soltanto su pochi comuni, altrimenti si innesca una potenziale nuova rivolta di Rosarno. Per fare ciò, il coordinamento dei sindaci della Piana – denominato “Città degli Ulivi” – dovrebbe provvedere a dividere, con l’aiuto della Prefettura di Reggio Calabria, i migranti in maniera sostenibile nei vari comuni del comprensorio, osservando due criteri: popolazione residente e vicinanza dai luoghi di lavoro. È necessario che vi sia un rapporto sostenibile tra residenti e migranti accolti, così come si deve tenere conto che i luoghi di lavoro sono concentrati soprattutto nella cintura che comprende i comuni di Rosarno, San Ferdinando, Rizziconi, Gioia Tauro, Melicucco, Polistena, Taurianova. Una volta sistemato il criterio di divisione, si può procedere anche a scegliere gli immobili o tra quelli confiscati, oppure proponendo affitti agevolati anche per sfruttare case ormai chiuse da tempo ì, così da dare sollievo anche ai proprietari. Infine, con l’utilizzo dei fondi europei (infrastrutture e trasporti del POR Calabria) reperire i fondi per organizzare una serie di trasporti dai luoghi di residenza a quelli di lavoro, e viceversa, così da agevolare la distribuzione dei migranti sul territorio e anche di strapparli dal sistema del caporalato che organizza i sistemi di trasporto abusivi.

L'INDAGINE

Come sono state raccolte le informazioni?

  • Raccolta di informazioni via web
  • Visita diretta documentata da foto e video
  • Intervista con i soggetti che hanno programmato l'intervento (soggetto programmatore)
  • Intervista con gli utenti/beneficiari dell'intervento
  • Intervista con altre tipologie di persone
  • Intervista con i soggetti che hanno o stanno attuando l'intervento (attuatore o realizzatore)
  • Intervista con i referenti politici

- Laura Ferrara – Eurodeputata e componente della Commissione LIBE in seno al Parlamento Europeo, lavora ai sistemi di distribuzione e accoglienza dei migranti sul territorio
- Giuseppe Idà – presidente dei sindaci della Piana di Gioia Tauro
- Alessandro Giovinazzo – sindaco di Rizziconi, comune nel quale ricade il progetto

Domande principali

All’Eurodeputata Laura Ferrara è stato chiesto:
1) Come si possono utilizzare i fondi europei per aiutare la Calabria e il territorio della Piana nell'emergenza migranti?
2) Come pensa possa risolversi la tensione nei cosiddetti ghetti nella Piana?

Al presidente Giuseppe Idà è stato chiesto
1) Come stanno lavorando i sindaci del territorio per risolvere la crisi legata all’immigrazione?
2) Secondo lei è praticabile la proposta del team humanITIS di dividere i migranti nei comuni in quote e aiutarli con affitto e sistema di trasporto?

Al sindaco Alessandro Giovinazzo è stato chiesto:
1) Ci può parlare del progetto “Missione accoglienza” dalla sua ottica di amministratore?
2) Esiste un modello Drosi? Può essere implementato?

Risposte principali

Laura Ferrara:
1) Io credo fortemente in una strategia europea per la gestione della questione migranti. Non può essere demandato solo ad un paio di Stati membri tutta la filiera dell’accoglienza. Cambiare subito il metodo europeo di accoglienza dei migranti, favorendo un’equa distribuzione, Una volta attuata una riforma di questo genere, anche la Calabria potrà vedersi alleggerita e avrà anche spazi di bilancio per gestire meglio il fenomeno migratorio.
2) Sono stata a visitare la tendopoli di San Ferdinando e la baraccopoli adiacente. Non si può continuare così: non è dignitoso né per i lavoratori migranti ridotti in quelle condizioni, e neppure per i cittadini di quell’area sui quali grava una possibile bomba sociale. Le soluzioni ci sarebbero, e devono essere di ordine politico ed economico. Si parlino le amministrazioni comunali e regionali e, insieme alla prefettura, sgombrino le baraccopoli. Ma contestualmente non si possono lasciare vivere per strada i migranti. Si impieghino i fondi europei – che ci sono sul PON Sicurezza – per lenire l’emergenza abitativa. Io stessa tornerò nelle zone a più alta incidenza di migranti e sarò impegnata, nell’interesse dei calabresi e di tutta l’UE, a trovare una soluzione che possa contemperare le esigenze della popolazione locale della comunità migrante.

Giuseppe Idà:

1) Tutti i sindaci dell’area lavorano per trovare soluzioni ad una questione che si configura come emergenza locale, regionale e nazionale. Siamo un gruppo di 33 amministratori che si occupano di un territorio ampio, in cui circa un terzo vive molto da vicino la questione dell’accoglienza e dell’inclusione dei migranti. Il primo passo è quello di far capire a tutti che non può essere una incombenza solo dei comuni in cui vi sono i terreni agricoli. Stiamo lavorando con la Regione e il Ministero dell’Interno per mettere in piedi moduli abitativi, edilizia popolare, ma dobbiamo lottare con il tempo, il costo e spesso anche con cittadini che, falcidiati dalla fame e dalla disperazione, non capiscono l’esigenza di investire fondi sull’edilizia per i migranti.
2) La vostra proposta non solo è di buon senso, ma rappresenta l’unica alternativa praticabile. Ci sono, tuttavia, delle grandi incognite che pesano su questa possibilità. Innanzitutto bisogna avere un contatto diretto con i migranti, che spesso sono divisi per gruppi e non tutti hanno rappresentanti. Quindi bisogna convincerli che abitare a qualche chilometro di distanza dai campi, ma in una casa dignitosa, è meglio che stare in luogo fatiscente e sporco ai margini del luogo di lavoro. Dopo, bisogna reperire le risorse per mettere in piedi un sistema di trasporto intercomunale che porti i lavoratori dai luoghi di residenza al lavoro, e viceversa. Noi lo riproporremo in tutte le sedi, sperando che la Regione e il Ministero ci diano una mano a rendere operativa una soluzione che risolverebbe moltissimi dei nostri problemi e dei drammi dei migranti.

Alessandro Giovinazzo:

1) Questo progetto è stato pensato ed è entrato a regime precedentemente alla mia esperienza amministrativa. Prima di me, inoltre, è stato disposto lo spostamento della scuola dell’infanzia nei locali del centro di accoglienza. Sono certo che quella esperienza sarà riproposta, ma nel frattempo un progetto simile è portato avanti dalla Caritas diocesana e molti migranti hanno un luogo anche per avere risorse alimentari. Da amministratore posso dire che quel progetto è stata un’ottima prova di accoglienza e inclusione. Ma non bisogna illudersi che iniziative, a macchia di leopardo, possano risolvere il problema. Anche dal punto di vista dell’esecuzione e della gestione “Missione Accoglienza” è stato un ottimo progetto: ha dimostrato che le sinergie tra enti, associazioni e terzo settore possono essere un contributo decisivo per la comunità.
2) Noi siamo fieri di aver lanciato un modello. Drosi, che è una frazione del nostro comune, si è distinta per la capacità di unire accoglienza e gestione abitativa. Case sfitte da anni, e che lo sarebbero rimaste per sempre, sono state affittate ai migranti. Così da dare un tetto sulla testa a questi lavoratori e, contemporaneamente, far crescere, anche a giri lenti, l’economia. Il modello può essere esportato, può migliorare ancora. Ma per farlo è necessario inserire fondi europei e gestione collegiale insieme a regione e governo nazionale. Nei prossimi mesi tenteremo di fare sistema con gli altri colleghi e offrire un’alternativa ai ghetti. Io sono fiducioso, ma non si pensi che i comuni, da soli, possano sobbarcarsi oneri di questo genere.