REPORT DI MONITORAGGIO CIVICO
RECUPERO E VALORIZZAZIONE DEL PALAZZO BELMONTE DI GALATONE (LE) - BCO28

Inviato il 28/03/2015 | di CITTADINI MADE IN MEDI | @OpenC_EMedi

Descrizione

Il progetto di valorizzazione del Palazzo Belmonte Pignatelli di Galatone si propone come obiettivo quello di riqualificare e rendere finalmente fruibile questo complesso architettonico cittadino, attraverso l’investimento dei fondi strutturali europei che l’amministrazione comunale ha destinato al restauro e al recupero dello storico edificio. Quest’ultimo, sede dei feudatari di Galatone già dal XVI secolo, è caratterizzato da una torre trapezoidale centrale con pareti scarpate,un tempo circondato dal fossato, coperto verso la metà dell’Ottocento, da un pianoterra, un primo ed un secondo piano caratterizzati da ampie sale. La ristrutturazione del Palazzo ha interessato particolarmente il frantoio semi-ipogeo finalizzato alla produzione olearia, la sala interna (ex chiesa), ed il fossato limitatamente al perimetro della torre. Il Palazzo,se opportunamente valorizzato,potrebbe rappresentare una proficua risorsa per la città galatonese, non solo per il suo notevole valore storico e culturale ma, soprattutto, per il suo forte potenziale turistico. Il frantoio semi-apogeo potrebbe diventare una fonte di attrazione per i turisti che identificano la nostra terra come la patria elettiva dell’ulivo e, pertanto, rappresenta il luogo della nostra storia e della nostra identità culturale.

Avanzamento

Gli interventi di restauro appena conclusi hanno interessato sopratutto i sotterranei di Palazzo Marchesale. Appena entrati ci si trova in una vasta sala che nasce come stalla e della sua destinazione rimane come testimonianza la pavimentazione. Segue una seconda sala e un piccolo passaggio che immette nel grande spazio del frantoio. La vasta area presenta le volte a stella, ognuna sorretta da quattro pilastri portanti; gli ampi colonnati dividono l'area in tre grandi spazi: nella zona centrale si trovano due ampie vasche di pietra con le macine; in quelle laterali le nicchie e le pile di pietra per il deposito delle olive. Per permettere al visitatore di vedere i diversi spazi, sono state allestite delle passerelle il legno che svolgono anche una funzione decorativa. I diversi luoghi sono valorizzati da un particolare sistema di illuminazione che rende estremamente accogliente e gradevole l’ambiente. Dal frantoio si accede al piano terra del palazzo, già restaurato con finanziamenti europei. La nostra visita continua e al primo e al secondo piano .Notiamo che solo una sala ampia luminosa con il soffitto in legno viene utilizza dall’amministrazione comunale per attivtià convegnistica, come afferma l’architetto Zacchino.

Risultati

Il progetto si è concluso in questi giorni e nella prima settimana di maggio, in occasione della grande festa del S.S. Crocifisso, l’amministrazione inaugurerà il frantoio semi-ipogeo. Pertanto non è ancora possibile valutare i risultati sulla vita della cittadinanza. Per quanto riguarda il palazzo Belmonte, la cui ristrutturazione è terminata da due anni, ancora oggi gli amministratori sono alla ricerca di idee per la valorizzazione del grande complesso architettonico. Se si esclude l’ampia sala situata al primo piano in cui si organizzano attività di tipo convegnistico, non si registrano particolari azioni per la valorizzazione dello stabile.

Punti di debolezza

Abbiamo notato che è risultata completamente assente l’attività di informazione rivolta alla cittadinanza sul tipo di progetto in atto, sugli scopi dello stesso e sullo stato di avanzamento dei lavori. Dalle interviste fatte e dai questionari somministrati risulta evidente come manchi nei galatonesi la conoscenza del patrimonio architettonico esistente nel territorio e il riconoscimento del valore storico-culturale dello stesso. Pensiamo che questa questione potrebbe trovare una risoluzione mediante l'impiego di tecniche di simulazione virtuali, definite "virtual environment", in grado di ricostruire e contestualizzare il frantoio, il Palazzo e le attività che si svolgevano, attraverso una reinterpretazione tridimensionale e attendibile. Il problema da risolvere, come dicono gli esperti di IBAM (Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali) è il “gap” cognitivo, necessario per promuovere la conoscenza storica e culturale del nostro paese.

Punti di forza

I lavori di restauro del Palazzo si sono svolti con regolarità, nel rispetto della norma, dei tempi e della storia. Essi hanno consegnato un monumento architettonico di grandissimo valore alla cittadinanza e questo, al di là di alcuni limiti presenti come in qualsiasi attività dell’uomo, è estremamente positivo. Il palazzo è stato “svelato” ed è diventato il contenitore della nostra storia, fatto importantissimo per un piccolo paese come il nostro. Ed ancora, i lavori di recupero e riqualificazione hanno riportato alla luce il frantoio semi-ipogeo, il luogo della nostra identità da cui noi giovani posiamo partire per conoscere da dove veniamo e per comprender chi siamo. Il successo di questo intervento pubblico è questo: i preziosi involucri del passato ci raccontano la nostra storia.

Rischi

Palazzo Belmonte, interamente ristrutturato insieme al frantoio, rischia di non realizzare compiutamente la destinazione d’uso prevista. Per il Palazzo, i cui lavori sono terminati nel 2013, il piano di sicurezza risulta già inadeguato, rispetto alla normativa vigente, per ospitare grandi eventi culturali, mostre o altre iniziative. L’amministrazione d’altro canto non dispone delle necessarie risorse economiche per poter utilizzare la struttura e renderla completamente funzionale rispetto alla sua destinazione.
Inoltre, sebbene previsto dalla normativa sugli appalti che riguardano i beni architettonici d’interesse storico-culturale, il piano di manutenzione ordinario non è chiaro né definito e pertanto è difficile che si realizzi. La manutenzione, come strumento per rallentare il declino dei materiali della struttura di un monumento, trova grande difficoltà ad essere effettuata. Durante la visita sono state già notate ampie macchie d’umidità su diversi muri e zone interessate dalle infiltrazione d'acqua. Pensiamo che si tratti di un limite non solo di questo intervento di recupero, ma degli interventi di ristrutturazione in genere. Anche se i finanziamenti pubblici vengono utilizzati correttamente, è necessario pensare a come rendere duraturi e proficui i risultati per la comunità, per non vanificare gli sforzi di tutti i cittadini.

Soluzioni e Idee

La nostra idea è quella di trasformare il grande complesso architettonico in un centro culturale.
Il Centro Culturale prevede quattro settori: ognuno di essi è strettamente connesso all’altro, permettendo al visitatore una piacevole osservazione sia del monumento architettonico, che dei relativi musei ed esposizioni.

Primo Settore: Museo del Trappeto Salentino

Composto da due sale, il museo del Trappeto salentino, propone al visitatore un’originale spiegazione degli strumenti di lavorazione dell’olio, realizzato nel frantoio ipogeo.
Nella prima sala il visitatore potrà prendere posto ed assistere alla proiezione di un video 3D che illustrerà il funzionamento dei frantoi ipogei e la vita di un frantoiano. Nella sala adiacente, invece, il visitatore avrà la possibilità di vedere un classico esempio di frantoio ipogeo, con i relativi strumenti di lavorazione esposti.


Secondo Settore: Museo dell’arte povera

Nel piano superiore ha luogo il museo dell’arte povera, composto da un’unica sala centrale, nella quale il visitatore potrà ammirare ed eventualmente comperare le tipiche statuette salentine realizzate un cartapesta.
Vi saranno, inoltre degli artigiani che lavoreranno la cartapesta: un vero e proprio laboratorio in cui il turista potrà osservare le tecniche di un’arte povera che ha reso famosa la terra salentina.

Terzo settore: Galleria degustazioni

Il secondo piano è composto da tre stanze dalle volte finemente affrescate in cui il visitatore potrà degustare i migliori prodotti tipici della nostra Terra, dai latticini (formaggi tipici, ricotta, mozzarella, etc…) fino ai dolci dell’antica tradizione salentina come la “pitteddha” e la pasta di mandorla.

Quarto settore:Biblioteca e Sala audio-lettura

Il quarto e ultimo piano è composto da un’unica grande sala in cui sono conservati volumi sulla storia, cucina e tradizioni salentine, nonché raccolte di musica popolare (dischi in vinile e CD). Il visitatore potrà liberamente consultare i vari volumi, nonché ascoltare i repertori musicali, accomodandosi nei comodi salottini allo scopo predisposti.

L'INDAGINE

Come sono state raccolte le informazioni?

  • Raccolta di informazioni via web
  • Visita diretta documentata da foto e video
  • Intervista con gli utenti/beneficiari dell'intervento
  • Intervista con altre tipologie di persone
  • Intervista con i soggetti che hanno o stanno attuando l'intervento (attuatore o realizzatore)
  • Intervista con i referenti politici

Per l'attività di monitoraggio abbiamo intervistato il sindaco Livio Nisi, l'architetto Zacchino , il professore Monte, ricercatore del CNR-IBAM Lecce,esperto in Archeologia industriale,il prof. Francesco Gabellone, ricercatore del CNR-IBAM.

Domande principali

Risposte principali